ZDENEK ZEMAN

ZDENEK ZEMAN

Cosa sarebbe il mondo senza l’utopia? Senza la capacità di vedere oltre la realtà oggettiva. Di pensare ad un mondo diverso quando tutti ti dicono che sei pazzo. Che non hai senso di realtà. Ma tu il mondo lo vuoi cambiare. Non vuoi stare lì per fare lo spettatore non pagante.

Zdenek Zeman è un sognatore. Entra in un mondo, quello del calcio, in cui ci sono regole precise. Un mondo conservatore in cui i rivoluzionari sono visti di malocchio. E afferma la sua teoria: Il calcio è uno sport d’attacco.

Uno sport dove vince chi segna più gol. E allora che senso ha chiudersi nella propria area a difendere il fortino? No. Tutti devono attaccare. Gli attaccanti che devono muoversi costantemente in verticale. I centrocampisti che devono proiettarsi in avanti e verticalizzare costantemente. E persino i difensori. I difensori devono difendere avanzando. Perché il senso di gravità del campo si è spostato.

E per affermare la sua utopia il boemo non scende a compromessi. Intransigente. Anche quando sarebbe più saggio seguire la marea. Così nel campo, come fuori. Con le sue denunce verso le farmacie e verso i potentati calcistici. Mai accomodante. Quasi in contraddizione con quella voce che a malapena riesci a sentire. Incapace di urlare ma con la forza della coerenza.

E come i grandi rivoluzionari amato e odiato. Amato da chi allo stadio vuole anche divertirsi e vuole far sussultare il cuore. Ché l’essenza del pallone è il gol e quel brivido che ti corre lungo la schiena quando la tua squadra segna. Odiato da chi, più pragmatico, crede che il risultato sia frutto di esperienza e razionalità.

È caduto tante volte Zeman. Volendo affermare pervicacemente la sua idea. E si è rialzato tante volte. Girando tra la provincia. Soprattutto a sud. Tra la Sicilia e la Puglia. Lì dove ha trovato terreno fertile per il suo lavoro. Tra i gradoni da scalare per temprare il fisico e sedute di tattica estenuanti.

Negli ultimi anni è stato superato dai tempi. Dalle nuove tattiche. Che magari hanno mutuato da lui il gioco offensivo, senza cadere nel radicalismo.

Ma la forza di un’utopia sta in questo. Nel segnare una direzione. Possibilmente offensiva. Calcio Graffiti