LA LEVATACCIA DELLA COPPA INTERCONTINENTALE

LA LEVATACCIA DELLA COPPA INTERCONTINENTALE

Avevo messo la sveglia alle 4. Per gustarmi il prepartita. In casa avevamo solo due televisori. E uno era in cucina. Quindi mi ero alzato, facendo attenzione a non svegliare la famiglia. Tra un mignolo allo spigolo del letto e una porta presa in faccia, ero arrivato in cucina. Davanti alla tv.

Mi ero così adagiato sul divano. Ma ogni tanto perdevo coscienza per la sonnolenza. Tanto che la testa cascava improvvisa. Da questo dormiveglia continuo mi ero risvegliato per un suono perpetuo e fastidioso. Una sorta di ronzio come di moscone impazzito. Mai sentito in uno stadio.

Erano trombettine dal rumore persistente che accompagnavano tutta la partita. Un suono acuto che dopo un po’ sembrava un fischio nell’orecchio. Niente cori da stadio o boati. Ma solo questo pervicace e insistito sibilo.

Alle 4.30 la partita era iniziata. E io l’avevo accompagnata con fette biscottate inondate di Nutella. Nell’attesa di vedere il calcio champagne di Sacchi e degli olandesi. Che però latitava. Ingabbiato da questo mago della panchina colombiana di nome Maturana.

Costretto dal volume basso per non svegliare la casa, guardavo tale Atletico Medellin bloccare la macchina perfetta. E quasi stava per tornare il sonno a trovarmi, quando scoprii il portiere colombiano. Higuita. Un portiere pazzo. Che, quasi morso da tarantola, cominciava a dribblare gli attaccanti avversari. In modo assolutamente immotivato. Ad irriderli finanche.  Come si fa nei campetti per divertirsi un po’.

Oltre ai lampi di Higuita la partita era proseguita stanca. Finché, quasi dal nulla, arrivò il gol di Evani nei supplementari. E io saltai per aria, trattenendo l’urlo. Agitando solo le braccia. Per paura che mio padre agitasse le sue contro di me.

Dopo che Baresi alzò la coppa, raccolsi la mia stanchezza e me ne andai di nuovo a dormire. Fino alle 12.

Avevo 12 anni ed era il 1989. E il Milan divenne campione del mondo.