JUVENTUS-ARGENTINOS 6-4 d.c.r. (2-2) COPPA INTERCONTINENTALE 1985

JUVENTUS-ARGENTINOS 6-4 d.c.r. (2-2) COPPA INTERCONTINENTALE 1985

La competizione che le mancava. Poter star lì in cima al mondo. In una gara unica. In Giappone. Luogo neutrale. A sfidare l’altro polo della galassia calcistica. Quegli argentini che sono tenacia, tecnica e sapienza tattica. Piedi buoni e caratteri grintosi.

La Signora gioca con la storia. Per aggiungere quell’alloro che il suo blasone pretende. Ma di fronte ha una squadra che ha velocità e visione di gioco: sapienza a centrocampo e fantasia in attacco.

Su un campo che è un pantano questa sfida è soprattutto sfida tra due giocatori. Il talento di Borghi e l’eleganza di Roi Michel. A rivaleggiare con improvvise creazioni. A spiazzare difese avversarie pronte all’ovvio. Disarmate di fronte al genio.

Il  secondo tempo è un susseguirsi di emozioni quasi geometrico.

Con il vantaggio di Ereros e il pareggio su rigore di Platini.

E poi di nuovo il vantaggio dell’Argentinos con Castro, grazie ad un assist di Borghi che individua un pertugio. Dove tutti gli altri vedevano gambe di difensori.

E poi il pareggio Di Laudrup su assist di Platini. Che apre il piatto e comanda al pallone di raggiungere il danese. Che salta il portiere e mette dentro quasi dalla linea di fondo.

In questo rivaleggiare di emozioni forti due gol annullati. Il non-gol più bello della storia del calcio. Platini che salta con sombrero un’intera difesa e incrocia a volo. Visionarietà e tecnica. Scorgendo le azioni prima che si manifestino. Un curioso esempio di dominio sul tempo.

E non può che decidersi con una lotteria questo scontro. Perché se a dominare sono le emozioni solo un duello fatale può deciderlo. Con l’ultimo rigore di Platini.

E con lui in ginocchio a portare la Signora sul tetto del mondo.