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IL CASO VENEZIA BARI E L’IGNARO TUTA

IL CASO VENEZIA BARI E L'IGNARO TUTA

È il 24 gennaio del 1999. L’ultimo minuto di Venezia Bari. Scontro diretto per non retrocedere. Quando da calcio di punizione arriva un pallone in area da sinistra. Si avventa con voracità sulla palla un giovane attaccante brasiliano di nome Tuta. E di testa insacca. È il gol del 2-1 per il Venezia.

Festeggia Tuta insieme ai tifosi scatenati. Ma stranamente nessuno lo accompagna nella gioia. Anzi. C’è chi si mette le mani nei capelli. Chi guarda stupito. E chi comincia a rincorrerlo come per chiedergli conto di qualcosa. Solo il connazionale Bilica lo abbraccia.

E poi gli avversari inferociti. Che cominciano la caccia all’uomo nel tunnel degli spogliatoi. Con De Rosa che gli dà un buffetto. Altri lo applaudono. Alcuni lo inseguono per fargli la festa.

E i giocatori del Venezia che quasi si scusano con quelli del Bari.

Ma cos’era successo? La partita, dal gol del pareggio del Bari al 5′ del secondo tempo, era corsa via senza particolari sussulti. Un continuo palleggiare senza la reale convinzione di far male all’avversario. Tutto un andare avanti per poi battere in ritirata. Un pareggio serviva ad entrambi. Ché quando si lotta per la salvezza ogni punto vale oro. Le squadre sembravano accontentarsi e aver firmato uno di quei patti che delle volte si stipulano in campo per non farsi male.

Quando a 13 minuti dalla fine entra in campo Tuta. Che forse non ha capito perché non parla tanto bene l’italiano. E sfiora prima il pareggio e poi insacca tra lo stupore dei compagni.

A fine partita il brasiliano dirà che Maniero gli aveva riferito di non segnare. Per poi rimangiarsi tutto dicendo che non masticava bene l’italiano. E i vari protagonisti di fronte allo “Ufficio Indagini” parleranno di fraintendimenti dati dall’italiano zoppicante del centravanti.

Ma, quando poi, anni dopo, Tuta tornerà sull’episodio, parlerà apertamente di partita combinata.

Alla fine di quella stagione Tuta ritornerà in patria. Ma rimarrà indelebile il suo ricordo nella nostra Serie A.

Come quella di un brasiliano che, ignaro di tutto, segnò il gol meno festeggiato della storia.