GIORGIO CHINAGLIA

GIORGIO CHINAGLIA

Non ti frapporre mai sul mio cammino. Perché ti travolgerò. Come un bisonte travolge piccoli cespugli nel suo incedere furioso. Schiacciandoli.

Testa incassata tra le spalle  ad arcuare la schiena. E via a mettere davanti la sua mole a difesa del pallone. Scavalcando avversari. Facendo gomitate. A giocare di fisico. Ché custodito da  quella stazza il pallone trova riparo. Tra i tentativi vani dei difensori che cercano di farsi largo. Respinti.

Un elogio della volontà. Un animo pugnace che trova il suo agio nella lotta. Nella continua sfida all’avversario. Nella ricerca del nemico da abbattere. Anche tra i compagni di squadra.

A capo di una delle fazioni di cui si compone la Lazio dello scudetto. Perché Chinaglia vuole primeggiare. E lo vuole fare combattendo. Ed esibendo la sua virilità di leader. Come quella pistola che porta sempre con sé.

Eppure un generoso. Uno che sul campo lascia le orme del suo incedere furioso. Che trascina la squadra alla battaglia. Che chiama i compagni dando il segnale d’attacco.

Come nella Lazio scudettata. La vittoria della volontà. Una ferrea volontà.

È morto in contumacia Long John. Pagando magari la sua continua voglia di spiccare. Di essere sempre al centro dell’attenzione.

E quella generosità che lo ha fatto idolo di un popolo.

Record: 246 presenze nella Lazio 122 gol


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