FAUSTO COPPI

FAUSTO COPPI

Si alzava sui pedali Fausto Coppi. E ritto sui pedali sembrava spiccare il volo. Come se la bicicletta abbandonasse la strada per salire dolce nell’aria. Con l’eleganza di chi usa le ali per planare. L’airone appunto. Leggero. Come se la fatica fosse un carico riservato agli altri. Troppo volgare per macchiare la sua grazia.

Gli altri penavano sulle salite. Con il corpo che sembrava talvolta accasciarsi sul mezzo. Sputando saliva dallo sforzo. Caracollando nervosamente sulla bicicletta. Per accorciare il dolore. Per combattere con il movimento la fatica che spaccava i muscoli e il fiato.

Lui, imperturbabile con leggiadria si alzava. Senza mostrare sforzo. Con movimenti armonici e pedalata tonda.  Una statua greca per equilibrio e grazia.

Eppure sceso dalla bici, il suo corpo appariva sgraziato. Quasi gracile. Con quelle gambe che parevano non poter sostenere la pena dello sforzo.

Ma poi in bici il miracolo si compieva. Come se lui e il mezzo meccanico fossero una cosa sola. Una fatale corrispondenza tra la macchina e l’uomo. Come fosse nato su un sellino e le strade la sua casa.

In un’Italia povera, dove la bicicletta era il mezzo del proletario, la sua fama si accresceva. Anche lui figlio di quell’Italia. Lui che aveva fortificato muscoli e fiato facendo su e giù con la sua bici quando da ragazzo faceva il garzone.

E poi a riverberarne il mito la rivalità con Bartali. Così diversi in bici. Così diversi nella vita. Uno figlio della volontà e della pervicacia, l’altro figlio del talento e dello stile. A rappresentare forse due Italie. Due modi di vedere il mondo.

Ancor più amato perché il talento cristallino si scontrava con la sorte. Con la morte del fratello Serse, con gli infortuni, con le cadute. E poi in mezzo lo scontro contro un’Italia ancora bigotta che lo mise alla gogna per la sua relazione con la Dama Bianca. Condannato lui per abbandono del tetto coniugale e lei per adulterio.

L’airone si spense troppo presto. Ucciso dalla malaria. A soli 40 anni. Lasciando orfana l’Italia della sua grazia.

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