Vai al contenuto

LUIGI RIVA

LUIGI RIVA

“Rombo di tuono” lo chiamavano.

O meglio fu Gianni Brera a ribattezzarlo così. A significarne la prorompenza fisica. E del centravanti aveva tutto Gigi. La progressione, la potenza, il colpo di testa, il senso del gol. Come fosse stato assemblato da un novello Dottor Frankestein per costruire l’attaccante ideale.

Prepotente nella sua ostinata ricerca del gol che lo fa il marcatore dei record. Sempre lì pronto ad animare quel sinistro da archibugio, pronto per il fendente o per il colpo di giustezza come nel gol della mitologica Italia-Germania 4-3.

Perché nel suo repertorio aveva la sciabola e il fioretto. Il suo sinistro sapeva intonare le infinite variazioni di uno spartito, dalla grancassa della potenza al delicato suono di un flauto. Ché tanto il destro gli serviva solo per prendere il tram come disse scherzosamente il suo allenatore Mario Scopigno.

Uomo del nord era Gigi riva. Quasi svizzero. Nato sulle sponde del Lago Maggiore, si ritrovò catapultato nell’isola.

Lui, uomo taciturno, introverso, trova qui il posto ideale per coltivare l’idea di “tranquillità” E qui viene adottato dal popolo sardo diventandone lui, uomo del confine, la bandiera. E dei sardi prenderà la testardaggine quando ripetutamente si negherà agli squadroni del Nord per rimanere fedele a quella che ormai era diventata la sua casa.

Perché casa non è dove nasci ma è dove ti senti in equilibrio col mondo. Calcio Graffiti

Record: 42 presenze in Nazionale 35 gol